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Risvegliamo il fuoco in noi

4 ore fa
Tempo di lettura: 10 min

« La creazione arde e attende, protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Romani 8,19)

Quando il sole splende, tutto il nostro essere lo avverte. In inverno apprezziamo il calore di un camino o la dolcezza di una casa riscaldata. In primavera, un raggio di sole ci fa dimenticare il morso del freddo.

Ma anche quando i corpi sono al caldo, molti cuori restano nel freddo della solitudine, della malattia e della sofferenza interiore. Tante persone attendono una presenza mentre attraversano situazioni difficili.

Quando ascoltiamo chi ha subito una calamità, scopriamo che ciò che lo tocca di più non è soltanto l’aiuto materiale ricevuto, ma anche una mano tesa, un vicino che ascolta, accoglie e aiuta.

Questo mondo, in cui ciascuno rincorre l’«avere», ha dimenticato che l’essenziale è l’«essere». Dalla nascita fino all’ultimo respiro, l’essere umano, creato a immagine di Dio, cerca l’amore. Ha bisogno di essere amato veramente. Gesù ci rivela pienamente questo amore, eppure ancora pochi lo conoscono.

Noi, che abbiamo ricevuto la grazia di incontrarlo, siamo chiamati a rivelarlo al mondo. Ma spesso siamo tiepidi, invece di essere ardenti d’amore per gli altri. Lasciamo che le nostre paure ci fermino. Non cerchiamo scuse per giustificare la mancanza di zelo e non pensiamo che la tiepidezza sia cosa da poco.

Nell’Apocalisse, Cristo ammonisce la Chiesa di Laodicèa:

«Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». (Apocalisse 3,16)

Chiediamoci piuttosto:

  • Perché non ardiamo d’amore come Gesù? 

  • Come entrare in una vita rinnovata, con un cuore che brucia d’amore per gli altri?

Dobbiamo cambiare nel profondo del nostro essere, come hanno fatto i discepoli e i santi. Per questo è essenziale far crescere in noi l’amore:

  • avvicinandoci alla sua sorgente, la Divina Misericordia;

  • accogliendo lo Spirito Santo;

  • diventando discepoli missionari.


1. Avvicinarsi alla sorgente della misericordia

Non possiamo donare ciò che non abbiamo ricevuto, o che abbiamo accolto soltanto in piccola parte. Quando voglio fare un regalo, prima devo procurarmelo o riunire ciò che serve per prepararlo. Lo stesso vale per la vita spirituale. Se non mi avvicino al cuore di Dio, nell’intimità del suo amore, attraverso la preghiera, l’orazione, l’ascolto della sua Parola e i sacramenti, agirò soltanto secondo il mio cuore e con le mie forze.

I discepoli di Emmaus erano soli e abbattuti mentre tornavano a casa. Lungo la strada, Gesù li raggiunse, come un giorno ha raggiunto personalmente anche noi. Parlò al loro cuore, spiegò loro le Scritture, aprì la loro intelligenza spirituale alle realtà di Dio e li fece entrare nella speranza.

Quando scomparve alla loro vista, compresero che, mentre erano con lui, il loro cuore ardeva:

«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?» (Luca 24,32)

Gesù aveva spiegato loro le Scritture. Per questo, senza indugio, tornarono a Gerusalemme. Con quel cuore ardente si misero in cammino per annunciare Gesù risorto.

Gesù ci insegna che la preghiera precede l’azione e che i gesti di compassione accompagnano l’annuncio della Parola. Prima di scegliere i Dodici, trascorre la notte in preghiera; poi va incontro alla moltitudine che desidera essere guarita. Luca racconta che Gesù «passò tutta la notte pregando Dio» e che «tutta la folla cercava di toccarlo». (Luca 6,12-13.19)

Anche se desideriamo servire Dio, quando non troviamo il tempo per la preghiera, per l’incontro con lui e per il rinnovamento della nostra mente nello Spirito, le nostre azioni non avranno l’impatto che speriamo. Pregare non significa perdere tempo. Al contrario, significa guadagnarlo. Gesù, che conosce i cuori, ci ispira gli atteggiamenti giusti, le parole che rialzano e l’audacia necessaria per andare oltre le nostre capacità umane.

Madre Teresa di Calcutta, di cui conosciamo le opere di misericordia, ricordava che le nostre preghiere devono sgorgare da un cuore pieno d’amore, con venerazione, fiducia, semplicità e dolcezza. Invitava a lasciare che l’amore di Dio prendesse pienamente possesso del nostro cuore, fino a diventare come una seconda natura, e a imparare a pregare ogni giorno, ovunque e in ogni momento:

«Le nostre preghiere dovrebbero essere fatte di parole ardenti, sgorgate dalla fornace dei nostri cuori pieni d’amore. Nella preghiera, rivolgiti a Dio con grande venerazione e grande fiducia. Non indugiare e non affrettarti; non gridare e non chiuderti nel silenzio; ma con devozione, con grande dolcezza, in tutta semplicità, senza alcuna affettazione, offri a Dio la tua lode con tutto il cuore e con tutta l’anima.Lascia infine che l’amore di Dio prenda interamente e pienamente possesso del tuo cuore, e lascia che questo amore diventi nel tuo cuore una seconda natura. Non permettere che vi entri nulla di contrario a esso. Impegnati continuamente a far crescere questo amore, cercando di piacere a Dio in ogni cosa e senza rifiutargli nulla. Accogli ciò che ti accade affidandoti alle sue mani. Sii fermamente deciso a non commettere volontariamente e consapevolmente alcuna colpa; oppure, se ciò accade, umiliati e impara a rialzarti subito. Allora un cuore così pregherà continuamente.Se cercate Dio e non sapete da dove cominciare, imparate a pregare e sforzatevi di farlo ogni giorno. Potete pregare ovunque, in qualsiasi momento

Nel tempo della preghiera, chiediamo ogni giorno allo Spirito Santo di accompagnarci nella vita quotidiana. Gesù promette che il Padre del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono. (cfr. Luca 11,13)


2. Nel fuoco dello Spirito

Il grido di chi soffre può essere silenzioso. Ma, in un cuore che ascolta, lo Spirito Santo fa fremere le viscere della misericordia. Apre i nostri occhi sulle sofferenze intorno a noi e ci invita a diventare, per chi soffre, testimoni della presenza di Dio: una presenza che allevia il dolore e, talvolta, conduce alla guarigione in Gesù. Quelle persone attendono un calore capace di raggiungerle.

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso»! (Luca 12,49)

Gesù desidera vedere acceso questo fuoco. La sua parola ci porta a pensare anche al fuoco dello Spirito Santo: luce, purificazione e forza di trasformazione. Il fuoco riunisce le persone attorno a un pasto, riscalda una casa, illumina la notte e, come il fuoco della forgia o del vetraio, rende possibile una creazione nuova. Al tempo di Gesù era presente in ogni casa; i discepoli ne comprendevano immediatamente la forza simbolica.

Gesù ci chiede di accogliere lo Spirito Santo come un fuoco nella casa del nostro cuore, perché si irradi intorno a noi. Questo fuoco non passa inosservato quando ci lasciamo guidare verso gli altri: ci rende disponibili a testimoniare, servire, pregare e accompagnare le persone che Dio mette sul nostro cammino.

Sta a noi alimentarlo nel dialogo intimo della preghiera personale, nei sacramenti e nella preghiera fraterna dei gruppi e delle fraternità. Come i discepoli, siamo chiamati a lasciarci istruire dalla Parola, dai fratelli e dalle sorelle che Dio mette sulla nostra strada, dai sacerdoti, dagli insegnamenti della Chiesa e dagli scritti dei santi.

Non è bene essere cristiani isolati: noi siamo la Chiesa. Gesù manda i discepoli a due a due; li raduna e poi raggiunge le folle. Lo Spirito Santo ci è donato per la nostra crescita, per quella dei fratelli e delle sorelle nella Chiesa e per condividere intorno a noi le grazie ricevute.

Tutti abbiamo ricevuto gratuitamente questo fuoco perché sia vivo nella nostra preghiera e nelle nostre azioni.


3. Lo Spirito Santo per la missione

L’intercessione profetica

Ogni intercessore che ascolta lo Spirito e proclama la Parola secondo la volontà di Dio può diventare un fuoco ardente in mezzo al mondo. Siamo chiamati a un’intercessione misericordiosa. La Parola di Dio proclamata con fede porta la sua luce e ci apre alla sua potenza.

Domande per il discernimento: Qual è il mio fervore nella preghiera? Ho fiducia che Dio mi ascolta? Rimango fedele nell’intercessione anche quando non ne vedo ancora i frutti?

Gesù parla della fede capace di affrontare persino ciò che sembra una montagna impossibile. E dice:

«E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete». (Matteo 21,21-22)

Anche quando siamo fisicamente indeboliti dalla malattia o dall’età, possiamo rimanere combattenti nella fede attraverso l’intercessione. San Paolo ci dice che

«lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili». (Romani 8,26)

La preghiera apre il nostro cuore ai bisogni degli altri, nella fiducia che Dio ascolta e agisce. Non si tratta di «convincere» Dio a fare qualcosa, ma di cooperare con la sua volontà, diventando strumenti del suo amore.

Le mie nonne pregavano ogni giorno per gli altri. La mia nonna paterna, che ha vissuto fino a 103 anni, talvolta diceva di essere diventata inutile. Le spiegai quanto fosse preziosa, perché la sua preghiera aveva un grande valore. Entrambe, attraverso la preghiera, erano sentinelle nella fede.

Non aspettiamo il momento in cui non potremo fare nient’altro per pregare per gli altri. Entriamo fin da ora in questo vero ministero. Siamo soldati del Signore attraverso la nostra intercessione. Il mondo ha tanto bisogno di sentinelle sulle mura. Non lasciamoci fermare da quelli che ci sembrano fallimenti. Non spaventiamoci degli ostacoli che incontriamo.

Dobbiamo entrare nel kairós, il tempo favorevole di Dio. Se prego con fede per la salvezza di una persona, non devo rinchiudermi in ciò che vedo oggi, ma rimanere nella fiducia: nulla sfugge alla Misericordia Divina.

Preghiamo per la guarigione, la liberazione, la pace e la vita: è un’opera di Misericordia. Ma preghiamo soprattutto perché il nome di Dio sia conosciuto, lodato e glorificato. Preghiamo perché le persone accolgano la sua salvezza. Anche quando non vedo ancora una risposta, credo che la mia preghiera sostenuta dalla fede non sia mai vana. Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto. Gli operai del Regno si impegnano anzitutto perché le persone entrino nella grazia della misericordia che è loro donata in Gesù.

Intercediamo perché tutta la creazione si riconcili con il Padre. Questa è la nostra speranza. Ascoltiamo la voce di Dio e intercediamo per ciò che ci affida. Egli ci sceglie per essere voci che gridano nel deserto e proclamano la sua gloria nel cuore del mondo.

Quando proclamiamo la sua grazia e le sue benedizioni secondo il suo disegno, le nostre parole possono diventare strumenti della sua Parola nel cuore del mondo.

Santa Faustina ci invita a rivolgerci alla misericordia di Gesù: «Nessuna preghiera è perduta; persino un sospiro d’amore può salvare un’anima».

Abbiamo un cuore ardente d’amore, fervente nell’intercessione, perché la misericordia di Dio si diffonda nei cuori. Contribuiamo all’opera della salvezza attraverso la nostra intercessione profetica.


Le opere di misericordia nella mia vita

Simone, semplice pescatore, rispose alla chiamata di Gesù. Conobbe slanci di zelo e momenti di debolezza, ma, nella potenza dello Spirito Santo ricevuto a Pentecoste, divenne la roccia della Chiesa.

Ogni cristiano che vive ascoltando lo Spirito Santo può riconoscere l’opera di Dio nella propria vita. Il fuoco dello Spirito fa nascere in noi l’uomo nuovo, abitato da Dio e fortificato dalla sua potenza. Ci illumina, ci rafforza, ci santifica e fa crescere in noi l’umiltà e la compassione.

Quando lasciamo che l’amore di Cristo ci trasformi, desideriamo vedere la sua opera di misericordia diffondersi intorno a noi: nelle famiglie, nelle chiese, nella società, nel nostro Paese e nel mondo. Desideriamo portare il suo calore là dove regna il freddo dell’indifferenza. Egli fa di noi testimoni ardenti del suo amore.

Siamo salvati per grazia in Gesù. Questa grazia è chiamata a portare frutto nella nostra vita: le nostre opere di misericordia manifestano l’amore che cresce nei nostri cuori. Un cristiano consapevole della propria identità diventa testimone, missionario, premuroso verso i fratelli e appassionato del Signore.

Quando il Signore si rivolge alla Chiesa, a coloro che lo conoscono e lo hanno scelto, li chiama al fervore, alla conversione e all’ascolto dello Spirito. Egli conosce le loro opere; corregge coloro che ama, invita ad aprirgli la porta e promette la comunione con lui. La sua esortazione è chiara:

«Sii dunque zelante e convèrtiti». (Apocalisse 3,15-22)

Riprendiamo questa Parola insieme, perché mi sembra importante comprendere l’esortazione che contiene.

Il Signore guarda le nostre azioni. Le nostre azioni sono guidate da ciò che abita nel cuore. Per questo dobbiamo accettare di essere corretti dalla luce che lo Spirito ci dona.

Gesù insegna che l’uomo buono trae il bene dal tesoro del suo cuore, mentre la bocca esprime ciò che il cuore contiene. E ci domanda perché lo chiamiamo «Signore» senza fare ciò che ci dice (cfr. Luca 6,45-46).

Gesù ci chiede di amare il prossimo come noi stessi. Come possiamo dire di amare Gesù senza prenderci cura di coloro che egli ama? Secondo ciò che siamo, ciò che abbiamo vissuto e le grazie ricevute, egli ci chiede di essere il fuoco che riscalda chi ci sta intorno.

Quando ho incontrato Gesù, alcune persone mi sono state vicine: mi hanno parlato, accompagnata e aiutata a scoprire l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ora anch’io sono chiamata a diffondere questo fuoco d’amore.

Domande per un esame del cuore:

  • Per chi sto lavorando?

  • Quanto mi impegno per il Regno di Dio?

  • Quale posto do al Signore nella mia vita?

  • Mi lascio toccare dalla sofferenza che mi circonda e sono disposta a cambiare le mie abitudini per servire il Signore?

Se vivo nell’amore di Dio, non posso restare indifferente.

Questo amore grida nel mio cuore:

«Guarda! Ascolta! Vedi la sofferenza del mio popolo!» 

Lo Spirito ci spinge e sospira perché l’opera della salvezza si realizzi in noi e attraverso di noi.

Non soffochiamo questo fuoco! Non cerchiamo scuse per non agire. Torniamo continuamente al Padre, nell’intimità del cuore, perché ci mostri il sogno da realizzare con la potenza dello Spirito, per contribuire alla sua gloria.

Accettiamo di fare il primo passo: egli ci mostrerà poi il cammino. Nell’opera di Dio c’è un posto per ciascuno di noi, secondo la grazia che gli è propria.

La Chiesa è chiamata ad agire con fede accanto ai malati, ai detenuti, ai cuori spezzati, ai giovani, alle persone anziane e sole, e accanto a chi lotta contro le dipendenze o vive nell’oppressione. Esistono molti servizi e ministeri; in mezzo a essi ci attende un posto.

La Lettera di Giacomo invita il malato a chiamare i presbiteri della Chiesa, perché preghino su di lui e lo ungano con olio nel nome del Signore. La preghiera della fede lo affida al Signore, che lo rialza e gli dona anche il perdono. (cfr. Giacomo 5,14-15)

Gesù è inviato a portare il lieto annuncio ai poveri, a proclamare la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, la libertà agli oppressi e un anno di grazia del Signore. (cfr. Luca 4,18-21)

Gesù ci ha insegnato a prenderci cura degli altri come faremmo con lui: a riconoscerlo in chi ha fame, soffre o si trova in carcere. Ci chiama a diventare simili a lui nel nostro modo di amare i più piccoli. Ci dice che possiamo incontrarlo in ciascuno di loro.

Nel racconto del giudizio finale, il Re ricorda chi gli ha dato da mangiare e da bere, lo ha accolto quando era straniero, lo ha vestito, visitato quando era malato e raggiunto in carcere. I giusti gli chiedono quando mai abbiano fatto tutto questo per lui. Ed egli risponde:

«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». (Matteo 25,32-45)

Poi richiama coloro che non hanno soccorso i più piccoli: anche ciò che è stato negato a loro è stato negato a lui. Questo brano ci mette davanti alla serietà dell’amore vissuto nei gesti concreti.

Se rifiuto di lasciarmi trasformare nella mente e nelle azioni, se non permetto allo Spirito di guidarmi verso gli altri con compassione, mi allontano dall’amore del Padre misericordioso. Siamo salvati per grazia, e Gesù ci chiede di diventare testimoni della grazia ricevuta.

Egli ci promette che tutto è possibile per la sua grazia, con lo Spirito Santo. Per questo il nostro «sì» deve essere pieno: non un «sì, però…», ma un vero «sì» che, per amore, affida la nostra volontà a quella del Padre.


Se desideri far crescere questo fuoco nella tua vita e imparare ad ascoltare lo Spirito Santo per la missione, unisciti alla Scuola Profetica Internazionale 2026-2027 di EMMAUS COM. Gli insegnamenti, la preghiera e i laboratori in piccoli gruppi ti accompagneranno in un cammino di discernimento e servizio. Anche se il primo incontro si è già svolto, puoi ancora iniziare il percorso. Iscriviti e cammina con noi!


Signore, risveglia in noi il fuoco del tuo amore e rendici testimoni ardenti della tua misericordia.

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