PERDONA, MA NON TORNARE PRIGIONIERO
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Perdono e riconciliazione non sono la stessa cosa.
Perdonare è cancellare il debito, non ricominciare la storia.

«Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.» (Matteo 6,12)
Molti cristiani soffrono perché confondono due realtà diverse: perdono e riconciliazione.
Pensano che perdonare significhi necessariamente tornare come prima, riaprire la porta, ricominciare una relazione, restituire immediatamente fiducia a chi li ha feriti.
Ma non è così.
Il perdono cristiano è molto più profondo. Perdonare significa rinunciare al debito.
Significa smettere di vivere aspettando che l’altro paghi per ciò che ci ha fatto. E questo può accadere anche quando una relazione non può, non deve o non è ancora possibile ricostruire.
1. Ogni ferita crea un debito
Quando qualcuno ci ferisce profondamente, qualcosa dentro di noi dice:
«Mi devi qualcosa »:
Mi dovevi rispetto e mi hai umiliato.
Mi dovevi fedeltà e mi hai tradito.
Mi dovevi protezione e mi hai abbandonato.
Mi dovevi verità e mi hai mentito.
Mi dovevi amore e mi hai ferito.
È così che nasce una sorta di contabilità interiore.
É un attesa snervante :
Aspettiamo che l’altro comprenda.
Aspettiamo che riconosca ciò che ha fatto.
Aspettiamo che chieda perdono.
Aspettiamo che ripari.
Aspettiamo, forse, che soffra almeno un po’ quanto abbiamo sofferto noi.
Perdonare é rinunciare al debito che l’altro ha nei nostri confronti e alle compensazioni che continuiamo ad aspettarci da lui.
Ed è qui che comincia la libertà.
2. Perdonare non significa dire che non è successo niente
Il perdono non cancella il male:
Non significa: «Non importa.»
Non significa: «Non mi hai fatto male.»
Non significa: «Dimentichiamo tutto.»
Se non c’è stata una ferita, non c’è niente da perdonare.
Il vero perdono comincia invece dalla verità:
«Quello che hai fatto mi ha ferito.»
Gesù stesso sulla Croce non minimizza ciò che sta accadendo. Dice:
«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.» (Luca 23,34)
Il perdono non nega il male. Lo attraversa senza permettergli di generare altro male.
3. Perdonare non significa dimenticare
Anche questo è un grande equivoco.Molte persone pensano:
«Se ricordo ancora quello che mi è stato fatto, allora non ho perdonato.»
Non è vero. Il ricordo può restare. La ferita può lasciare una cicatrice. Una parola, un luogo, una data, una persona possono ancora far riaffiorare emozioni.
La Bibbia ricorda significativamente che san Pietro, dopo il suo rinnegamento, viene perdonato da Cristo, ma non diventa amnesico.
Perdonare non significa dimenticare.
Ciò che cambia non è necessariamente la memoria.
Cambia il potere che quella memoria esercita su di noi.
Posso ricordare senza continuare a combattere.
Posso ricordare senza desiderare vendetta.
Posso ricordare senza rabbia.
Posso ricordare senza lasciare che quella ferita continui a decidere il mio presente.
4. Il perdono e la riconciliazione non sono la stessa cosa
Questa distinzione è essenziale. Il perdono dipende dalla mia libertà. La riconciliazione, invece, richiede anche la libertà dell’altro.
Io posso scegliere di perdonarti. Ma non posso costringerti a cambiare. Non posso obbligarti a riconoscere il male. Non posso costruire da solo una relazione nuova.
La riconciliazione richiede due persone disposte a incontrarsi nuovamente nella verità. La Bibbia parla infatti della riconciliazione come dell’incontro di due libertà che scelgono nuovamente di amare.
Per questo: il perdono può esistere senza riconciliazione. E non per questo è meno vero o meno cristiano. Anzi necessario per essere più lucidi!
5. Perdonare non significa riaprire ogni porta
Ci sono porte che possono essere riaperte. Altre hanno bisogno di tempo. Altre ancora, per prudenza, devono rimanere chiuse.
Perdonare non significa necessariamente permettere a qualcuno di rientrare nella nostra vita nello stesso modo di prima.
Posso perdonare e mantenere una distanza.
Posso perdonare e mettere dei confini.
Posso perdonare e decidere di non affidare più a quella persona la mia intimità.
Posso perdonare e non riprendere una relazione.
Questo non è vendetta. Può essere discernimento.
Il perdono è gratuito. La fiducia, invece, si ricostruisce.
6. Amare tutti non significa affidarsi a tutti
Gesù ama tutti. Ma non vive con tutti lo stesso grado di intimità. Il Vangelo dice:
«Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti.» (Giovanni 2,24)
Questo significa che l’amore cristiano non elimina la prudenza e Gesù ce ne dà un esempio.
Posso desiderare il bene di una persona senza consegnarle nuovamente ciò che potrebbe ferire la relazione.
Posso pregare per qualcuno senza dover ristabilire immediatamente una relazione.
Posso benedire senza espormi nuovamente alla stessa dinamica distruttiva.
Il perdono non ci chiede di diventare ingenui.
7. Perdonare significa deporre le armi
Ci sono guerre terminate esteriormente da anni che continuano dentro di noi.
La persona è lontana. La relazione è finita. Gli anni sono passati.
Ma basta un nome, una fotografia, un ricordo, una parola e improvvisamente ci ritroviamo di nuovo sul campo di battaglia.
Il documento utilizza un’immagine molto forte: il rancore ci mantiene sul piede di guerra anche quando la guerra è terminata da tempo.
Perdonare significa allora dire: «Io depongo le armi.»
Non perché l’altro avesse ragione.
Non perché ciò che è accaduto sia diventato improvvisamente giusto.
Ma perché non voglio più vivere in guerra.
8. Il perdono è la fine del debito emotivo
Quando qualcuno ci ferisce, spesso continuiamo inconsapevolmente ad aspettare qualcosa da lui:
«Quando capirà, starò meglio.»
«Quando mi chiederà scusa, sarò libero.»
«Quando ammetterà quello che ha fatto, finalmente avrò pace.»
Ma così la nostra libertà continua a dipendere dall’altra persona. Come afferma il Dott. Salvo Noé:
«Perdonare significa aprire una porta per liberare qualcuno… e scoprire che il prigioniero eri tu.»
E se l’altro non cambiasse mai?
Se non riconoscesse mai il male?
Se non chiedesse mai perdono?
La nostra vita dovrebbe rimanere sospesa per sempre? No.
Perdonare significa poter dire: «Non ho più bisogno che tu paghi perché io possa tornare a vivere.» Questa è la fine del debito emotivo.
9. La tua libertà non può dipendere dalla conversione dell’altro
Il pentimento dell’altro appartiene alla sua libertà. La conversione dell’altro appartiene alla sua relazione con Dio.
Ma la tua libertà non può rimanere prigioniera della sua decisione.
Perdonare significa restituire all’altro la responsabilità delle sue scelte.
Puoi dire interiormente: «Quello che hai fatto appartiene alla tua responsabilità. Io non porterò più dentro di me il compito di farti pagare.»
Questo non elimina le conseguenze:
Non elimina la giustizia.
Non elimina necessariamente la distanza.
Ma elimina qualcosa di molto importante: la vendetta dal cuore.
10. Il perdono è un cammino
A volte pronunciamo una frase come: «Ti perdono.» E pensiamo che tutto dovrebbe essere immediatamente risolto. Ma il cuore umano non funziona così.
Il testo insiste molto su questo aspetto: il perdono è un cammino, una dinamica che può richiedere tempo e nella quale il nostro “sì” deve essere rinnovato.
Posso aver deciso di perdonare e provare ancora dolore.
Posso aver rinunciato alla vendetta e sentire ancora rabbia.
Posso pregare per qualcuno e provare ancora amarezza.
Questo non significa necessariamente che il perdono sia falso. Significa che la grazia sta lentamente raggiungendo anche le nostre emozioni.
Le nostre emozioni hanno bisogno di evangelizzazione !
Si può essere autenticamente in cammino di perdono e continuare a sentire rancore o risentimento per evnagelizzare la propria vita emozionale.
11. Ci sono perdoni che superano le nostre forze
A volte sentiamo dire: «Devi perdonare.» Ma certe ferite sono così profonde che questa frase può diventare un peso in più:
Abbandoni.
Tradimenti.
Violenze.
Intimidazioni.
Abusi.
Umiliazioni.
Ingiustizie.
Ferite familiari profonde.
Ci sono situazioni nelle quali possiamo sinceramente dire: «Signore, io non ci riesco.»
Ed è proprio qui che il perdono rivela la sua natura evangelica più profonda.
Il perdono non nasce semplicemente dalla forza umana: è una grazia, un dono di Dio da domandare e accogliere.
Forse oggi non riesci ancora a dire: «Signore, io perdono.»
Puoi però cominciare dicendo: «Signore, voglio voler perdonare.»
E questo può già essere l’inizio di un cammino.
12. Perdoniamo perché siamo stati perdonati
Il perdono cristiano non è soltanto uno strumento psicologico per sentirsi meglio.
Nasce da un’esperienza ancora più grande: noi stessi siamo stati perdonati.
Siamo persone alle quali Dio ha rimesso un debito.
Siamo peccatori raggiunti dalla misericordia.
Per questo Gesù ci insegna a pregare:
«Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.»(Matteo 6,12)
Il perdono che doniamo nasce dal perdono che abbiamo ricevuto. L’uomo non può semplicemente produrre da sé questo perdono; esso è una grazia che si domanda e si accoglie.
13. Perdonare significa lasciare andare ciò che non ti appartiene più
Forse questo è il cuore di tutto. Hai portato quella persona sulle spalle per anni.
Hai portato le sue parole...
Le sue scelte.
Il suo tradimento.
La sua assenza.
Il suo giudizio.
La sua ingiustizia.
E forse hai continuato a discutere interiormente con lei anche quando non era più presente.
Il perdono ti permette finalmente di dire: «Questo non mi appartiene più.»:
Non devo portare la responsabilità di ciò che l’altro ha fatto.
Non devo portare la sua conversione.
Non devo portare il suo pentimento.
Non devo portare la sentenza.
Posso consegnare tutto questo a Dio.
14. La ferita può diventare un luogo di grazia
Il Vangelo non ci promette che tutto ciò che abbiamo vissuto verrà cancellato dalla memoria. Ma Dio può trasformare ciò che ci ha ferito. Grazie al perdono una ferita accolta e attraversata può diventare luogo di compassione, conversione e incontro più profondo con Dio.
A volte proprio ciò che abbiamo sofferto ci rende capaci di comprendere meglio la sofferenza degli altri.
La ferita non scompare dalla storia.
Ma può smettere di essere soltanto una ferita.
Può diventare una sorgente di compassione e misericordia.
Conclusione
Forse la persona che ti ha ferito non cambierà.
Forse non ti chiederà mai perdono.
Forse non comprenderà mai completamente quello che ti ha fatto.
Forse quella relazione non potrà più essere quella di prima.
Ma questo non significa che tu debba rimanere prigioniero.
Perdonare non significa tornare indietro. Significa smettere di permettere al passato di governare il presente.
Perdonare non significa sempre ricominciare una storia. Significa poter finalmente concludere quella vecchia senza continuare a viverci dentro.
Perdonare non significa consegnarti nuovamente a chi ti ha ferito. Significa consegnare a Dio ciò che non vuoi più portare.
E allora puoi dire: «Non nego ciò che mi hai fatto.Non cancello la mia storia. Non chiamo bene ciò che è stato male. Ma rinuncio al debito.Rinuncio alla vendetta. Rinuncio a restare legato a te attraverso il rancore. Ti consegno a Dio. E scelgo di essere libero.»
Preghiera per entrare nel perdono
Signore Gesù, Tu conosci la mia storia e conosci la mia ferita.
Tu sai ciò che ho ricevuto e ciò che mi è mancato.
Sai quanto ho sofferto.
Io non voglio chiamare bene ciò che è stato male.
Non voglio negare ciò che è accaduto.
Ma oggi voglio mettere davanti a Te il debito che continuo a reclamare.
Rinuncio alla vendetta.
Rinuncio a vivere aspettando che l’altro paghi.
Rinuncio a consegnargli ancora il potere di decidere la mia pace.
Signore, forse non riesco ancora a perdonare completamente.
Ma voglio voler perdonare.
Vieni Tu a perdonare in me.
Spirito Santo, entra nella mia memoria, nelle mie emozioni, nelle mie ferite.
Custodisci anche i confini che ho bisogno di mettere.
Dammi sapienza per distinguere il perdono dalla riconciliazione
e la misericordia dall’ingenuità.
Ti consegno questa persona.
Ti consegno ciò che è accaduto.
Ti consegno ciò che non posso cambiare.
Ciò che non mi appartiene più, non voglio più portarlo.
Rendimi libero.
E fa’ che anche questa ferita, un giorno, possa diventare
un luogo nel quale la Tua misericordia abbia generato vita.
Amen.




Conosco bene l'argomento. Uno dei più ricorrenti nella mia vita. Riportare alla mente alcuni aspetti e sfumature espressi in modo chiaro, lucido, puntuale, fa sempre bene. I suoi articoli, padre Baldo, non hanno fronzoli, sono diretti, ma sensibili e delicati. Sviluppati in modo chiaro e preciso. Non creano dubbi, ma chiariscono. Anche quando esprime degli interrogativi sapientemente posti per stimolare la riflessione. Questo il mio umile parere.