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Gesù nel cuore dell’Islam

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Un tesoro da condividere con i nostri fratelli

«Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi; ma questo sia fatto con dolcezza e rispetto.» (1Pietro 3,15-16)

Viviamo in un tempo in cui cristiani e musulmani si incontrano ogni giorno. Le nostre città, le scuole, i luoghi di lavoro e persino le nostre famiglie sono diventati luoghi di incontro, di dialogo e, talvolta, di autentica amicizia. Come discepoli di Gesù siamo chiamati a vivere questi incontri con uno sguardo evangelico. Non con paura, non con spirito di superiorità e nemmeno con ingenuità, ma con quella carità che nasce dalla verità.


I musulmani sono nostri fratelli in umanità, creati come noi dall’unico Dio e amati da Lui. Per questo meritano il nostro rispetto, il nostro ascolto e la nostra amicizia.

Nello stesso tempo, non possiamo custodire gelosamente il dono più grande ricevuto: Gesù Cristo, morto e risorto, Salvatore del mondo.


La nostra missione non è conquistare persone, ma condividere un tesoro. Un tesoro si offre. Non si impone. E si lascia allo Spirito Santo la libertà di farlo fiorire nel cuore di ciascuno.


1. I musulmani sono nostri fratelli

Il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate (n. 3), afferma :

La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra.

Queste parole ci indicano uno stile. Non siamo chiamati a costruire muri. Siamo chiamati a costruire ponti. L’incontro con un musulmano non è anzitutto un dibattito teologico. È l’incontro con una persona amata da Dio. È proprio l’amore che rende credibile il Vangelo.


2. La nostra missione non è convertire, ma testimoniare

Talvolta si pensa che evangelizzare significhi convincere qualcuno a cambiare religione. Il Vangelo ci insegna qualcosa di molto più profondo.


La conversione appartiene allo Spirito Santo. Nessun uomo può convertire un altro uomo. Noi possiamo soltanto testimoniare:

  • Possiamo raccontare ciò che Gesù ha fatto nella nostra vita.

  • Possiamo amare.

  • Possiamo servire.

  • Possiamo pregare.

  • Possiamo condividere il Vangelo.


Quando una persona scopre un tesoro, desidera naturalmente condividerlo con chi ama. Così è Cristo. Noi non imponiamo Gesù. Lo proponiamo con rispetto, libertà, amore.


3. Gesù occupa un posto unico nell’Islam

Molti cristiani ignorano che Gesù è una delle figure più importanti del Corano.

Egli viene chiamato:

  • il Messia (al-Masīḥ) (Corano 3,45);

  • Messaggero di Allah (Corano 5,75);

  • Parola di Allah (Kalimatullah) (Corano 4,171);

  • uno Spirito proveniente da Allah (Rūḥun minhu) (Corano 4,171).


Il Corano racconta inoltre che Gesù:

  • nasce miracolosamente dalla Vergine Maria;

  • guarisce i ciechi e i lebbrosi;

  • risuscita i morti;

  • crea un uccello di argilla e gli dona vita (come nei vangeli apocrifi),

e sempre precisando che questi miracoli avvengono con il permesso di Allah (Corano 3,49; 5,110).


Secondo gli hadith autentici, Gesù ritornerà alla fine dei tempi, sconfiggerà il Dajjāl (il falso messia), ristabilirà la giustizia e governerà come giudice giusto (Sahih al-Bukhari 3448; Sahih Muslim 155).


È interessante osservare che, pur appartenendo il giudizio ultimo ad Allah, è proprio Gesù che riceve la missione di giudicare con giustizia negli ultimi tempi. Gesù occupa dunque una posizione unica anche all’interno della tradizione islamica.


4. Le differenze con Maometto

Per i musulmani, Maometto è il sigillo dei profeti (Corano 33,40), l’ultimo inviato di Dio. È però significativo osservare che il Corano non attribuisce a Maometto i titoli e le prerogative attribuite a Gesù.


Gesù è:

  • Parola di Allah;

  • Spirito proveniente da Allah;

  • Messia.

  • nasce da una vergine;

  • compie miracoli straordinari ;

  • dà la vita ai morti ;

  • ritornerà alla fine dei tempi ;

  • eserciterà una funzione di giudice giusto.


Il Corano non attribuisce queste caratteristiche a Maometto. Questa constatazione non vuole alimentare polemiche. Al contrario, ci aiuta a comprendere che Gesù è già profondamente presente nella coscienza religiosa di molti musulmani.


5. Maria, una Madre amata anche dai musulmani

Esiste un altro ponte meraviglioso. È Maria, madre di Gesù.


Maryam è l’unica donna citata per nome nel Corano e una sura porta il suo nome.

È venerata come donna pura, scelta da Dio e madre vergine di Gesù.


Per noi cristiani, Maria è la Madre del Signore, Immacolata Concezione e la Madre della Chiesa. Sotto la Croce Gesù l’ha affidata a tutti i suoi discepoli (Gv 19,26-27).


Per questo crediamo che il suo cuore materno continui ad amare ogni uomo e ogni donna, anche i nostri fratelli musulmani.


6. Un terreno già preparato per il Vangelo

Quando incontriamo un musulmano non partiamo da zero. Non dobbiamo convincerlo che Gesù sia realmente esistito. Non dobbiamo spiegargli che Maria era vergine. Non dobbiamo dimostrare che Gesù abbia compiuto miracoli.


Molte di queste verità sono già accolte dalla tradizione islamica.

La domanda diventa allora: Chi è veramente Gesù?


Per il cristiano, Colui che il Corano chiama “Parola di Dio” è il Verbo eterno che

«era presso Dio e il Verbo era Dio» (Giovanni 1,1).

Colui che dona la vita afferma:

«Io sono la risurrezione e la vita.» (Giovanni 11,25)

Colui che giudicherà il mondo dice:

«Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio.» (Giovanni 5,22)

È qui che il Vangelo rivela pienamente il mistero di Cristo.


7. Quando è Gesù stesso a evangelizzare

Nel mio ministero ho accompagnato una donna musulmana che viveva una profonda sofferenza spirituale. Durante il cammino di preghiera e di liberazione raccontò di aver sperimentato più volte la presenza di Gesù.


Nessuno cercò di convincerla. Nessuno le chiese di cambiare religione. Fu Gesù stesso ad incontrarla. Alla fine del cammino fu liberata ed é stata lei, liberamente, a chiedere il Battesimo.


Questo mi ha ricordato una verità fondamentale: il primo missionario è sempre Gesù.


8. Padre Paolo Dall’Oglio: quando nasce la sete di Cristo

Un’altra testimonianza che mi ha profondamente colpito è quella di padre Paolo Dall’Oglio, gesuita e fondatore della comunità monastica di Deir Mar Musa, in Siria, che ha dedicato gran parte della sua vita al dialogo con i musulmani.


In una splendida intervista realizzata dall’antropologo Manoël Pénicaud, mio professore universitario, padre Paolo racconta un episodio che non si dimentica. Potete vedere il video in lingua francese con i sottotitoli sul suo canale :


Una giovane donna musulmana frequentava da tempo il monastero insieme alla madre e alla nonna. Partecipava con grande rispetto alla vita della comunità e alla celebrazione della Messa. Quando arrivò il momento della Comunione, si avvicinò a padre Paolo e, con gli occhi pieni di lacrime di speranza, gli domandò se potesse ricevere anche lei Gesù nell’Eucaristia.


Padre Paolo sapeva di non poterle dare la Comunione, perché l’Eucaristia è il segno della piena comunione nella fede e nella Chiesa. Alzando lo sguardo vide quella giovane completamente in lacrime. Le lacrime le rigavano il volto e le bagnavano persino i vestiti. Non erano lacrime di ribellione. Erano lacrime di desiderio. Desiderava Gesù.


Questa scena ci ricorda che lo Spirito Santo può suscitare nel cuore delle persone una sete profonda di Cristo molto prima che esse compiano tutto il loro cammino di fede.


Padre Paolo ha creduto fino alla fine che fosse possibile vivere una vera fraternità con i musulmani senza rinunciare alla propria identità cristiana. Per questa scelta di dialogo e di pace si recò nel 2013 a Raqqa, in Siria, dove fu rapito dafondamentalisti ISIS. Da allora non si hanno più notizie certe di lui. La sua vita rimane una testimonianza luminosa di dialogo, coraggio evangelico e amore per Cristo.


9. La nostra testimonianza e la nostra preghiera

Molti musulmani non leggeranno mai un trattato di teologia. Ma leggeranno la nostra vita. Che può essere un tesoro condiviso. Vedranno come perdoniamo. Come viviamo la famiglia. Come affrontiamo la sofferenza. Come amiamo. Come preghiamo.


La nostra vita è il primo Vangelo.

Accanto alla testimonianza c’è la preghiera.

Preghiamo ogni giorno per i nostri fratelli musulmani.

Preghiamo perché il Signore li benedica.

Perché lo Spirito Santo illumini il loro cammino.

Perché possano incontrare sempre più profondamente Gesù Cristo.

Perché Maria li accompagni.

Prima di parlare agli uomini di Dio, impariamo a parlare a Dio degli uomini.


10. Condividere il tesoro con amore

Noi non possediamo Gesù. Lo abbiamo incontrato. Ed è per questo che desideriamo condividerlo. Non per dimostrare che gli altri sbagliano e devono cambiare secondo le nostre idee. Non per sentirci migliori.


Ma perché l’amore, quando è autentico, desidera essere donato.

Continuiamo allora ad amare i nostri fratelli musulmani.

Continuiamo a dialogare con loro.

Continuiamo a servirli.

Continuiamo a pregare per loro.

E continuiamo, con rispetto, umiltà e gioia, a testimoniare Gesù Cristo.

Lasciando allo Spirito Santo ciò che appartiene soltanto a Lui:


Dare il tesoro della testimonianza e condurre ogni uomo all’incontro con Gesù, il Signore della vita.

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