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METTERCI LA FACCIA

  • il y a 3 heures
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La responsabilità dei discepoli di Cristo


Viviamo in un tempo in cui molti osservano, commentano, discutono e criticano. Pochi, però, sono disposti a coinvolgersi davvero. Questo vale anche per la vita cristiana.


Molti ammirano il Vangelo. Molti apprezzano Gesù. Molti frequentano la Chiesa. Ma essere discepoli di Cristo significa qualcosa di più: significa assumersi la responsabilità di partecipare alla sua missione.


Da duemila anni il Vangelo continua a diffondersi nel mondo grazie a uomini e donne che hanno avuto il coraggio di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia.


Per questo Papa Francesco ha lanciato una provocazione che interpella ogni credente:

«Il dramma della vita non è perdere la faccia, ma non metterci la faccia».

Queste parole toccano il cuore stesso dell’evangelizzazione.


1. L’omissione di soccorso spirituale


Nel codice della strada esiste un reato chiamato omissione di soccorso. Se una persona assiste a un grave incidente e vede qualcuno in pericolo di vita, non può semplicemente passare oltre. Ha il dovere di fermarsi, aiutare o almeno chiamare i soccorsi.


Immaginiamo una scena assurda: una persona giace a terra gravemente ferita. Decine di automobilisti rallentano. Osservano. Commentano. Ma nessuno si ferma ad aiutare. Saremmo tutti indignati. Eppure, in campo spirituale, questo accade molto più spesso di quanto pensiamo.


Ogni giorno incontriamo persone ferite nell’anima, schiacciate dall’angoscia, dalla solitudine, dalle dipendenze, dalla paura e dalla lontananza da Dio. E noi, che abbiamo ricevuto il dono della fede, rischiamo di passare oltre. Non perché siamo cattivi, ma perché siamo diventati troppo comodi. Abbiamo trasformato la fede in un fatto privato.


Abbiamo ridotto il cristianesimo a una pratica religiosa che ruota attorno ai nostri bisogni spirituali. Nasce così un cristianesimo della domenica, apparentemente centrato su Dio ma, in realtà, spesso centrato su noi stessi.


Ma il Vangelo non ci è stato dato soltanto per essere soltanto custodito.

Ci è stato dato per essere annunciato:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).

L’evangelizzazione non è una specializzazione per pochi. È una responsabilità battesimale. Evangelizzare è una forma di soccorso spirituale. È l’amore che si rifiuta di passare oltre.


2. Il cristianesimo è un avvenimento che coinvolge


Perché dovremmo metterci la faccia?


Perché il cristianesimo non è una semplice filosofia, una cultura nazionale, una morale o una tradizione religiosa. È un avvenimento.


Per questo risuonano ancora oggi con straordinaria forza le parole profetiche del cardinale Giacomo Biffi:

«Il cristianesimo – a differenza di tutte le altre visioni religiose o filosofiche o etiche – è prima di tutto un avvenimento: l’avvenimento del Figlio di Dio che si fa uomo, muore in croce, risorge, e ci coinvolge – se ci lasciamo coinvolgere – in questa vicenda di morte, di risurrezione, di vita totalmente trasformata già in terra e di vita eterna.»

Ecco il cuore della fede cristiana: Gesù Cristo non è venuto semplicemente a insegnarci qualcosa. È venuto a coinvolgerci nella sua vita e nella sua missione.


La fede non consiste soltanto nel credere alcune verità. Consiste nel lasciarsi trasformare dall’incontro con Cristo. Abramo, Mosè, Maria, Pietro, Paolo e i santi non sono stati semplici spettatori della storia della salvezza. Sono stati protagonisti perché hanno accettato di lasciarsi coinvolgere da Dio.


Anche oggi Cristo continua a chiamare uomini e donne, discepoli disposti a fare lo stesso.


3. Metterci la faccia per il Vangelo


Metterci la faccia significa essere riconoscibili come cristiani.

Significa non vergognarsi del Vangelo.

Significa testimoniare Cristo nella famiglia, nel lavoro, nella società e nelle reti sociali.

Significa passare dall’essere consumatori di contenuti spirituali all’essere discepoli missionari.


Il mondo non ha bisogno di cristiani nascosti.

Ha bisogno di uomini e donne che sappiano pregare e annunciare.

Che sappiano adorare e servire.

Che sappiano amare la Chiesa e portare il Vangelo nelle periferie esistenziali del nostro tempo.


Per questo EMMAUS COM propone le Masterclass di Trasformazione Missionaria, percorsi di equipaggiamento umana, spirituale e carismatica per crescere nella potenza dello Spirito Santo e nell’annuncio del Vangelo.


E per coloro che desiderano vivere una dimensione più profonda di fraternità e missione, è possibile unirsi o fondare una Fraternità Carismatica della Misericordia, una piccola comunità missionaria dove vivere la preghiera, la formazione, la fraternità e l’evangelizzazione.


Papa Francesco ci ricordava:

«Il dramma della vita non è perdere la faccia, ma non metterci la faccia».

La domanda allora è semplice:

Davanti a un mondo che ha bisogno di Cristo, io sono spettatore o testimone?

Sono seduto in tribuna o sono sceso in campo?

Sto passando oltre o mi sto fermando per soccorrere spiritualmente chi il Signore mette sul mio cammino?


Perché il mondo non ha bisogno di altri spettatori.

Ha bisogno di discepoli.

Ha bisogno di testimoni.

Ha bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di dire:


«Signore, eccomi. Conta su di me.»

 
 
 

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