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La Bibbia afferma che Dio guarisce sempre?

8 ore fa
Tempo di lettura: 8 min

La risposta richiede distinzioni importanti che non devono stravolgere l'annuncio del vangelo


La Parola di Dio rivela un Dio che guarisce. Gesù guarisce i malati, manda i discepoli a fare lo stesso e invita a pregare con fede. Tuttavia, la Scrittura non insegna che ogni persona sarà necessariamente guarita fisicamente, immediatamente e in questa vita.

Questo non indebolisce la fede nella guarigione: ci permette di pregare con audacia, senza trasformare la fede in una formula automatica.

1. Una risposta che mi ha lasciato inquieto

Qualche tempo fa ho ascoltato un video in facebook, nel quale un noto responsabile carismatico di un’importante realtà del Rinnovamento carismatico cattolico rispondeva a una domanda tanto semplice quanto drammatica:

«Dio guarisce tutti? E perché alcune persone, nonostante le nostre preghiere, muoiono?»

La risposta era articolata, teologicamente elaborata, persino erudita. Eppure, ascoltandola, ho provato qualcosa che potrei descrivere come un colpo nello stomaco.

Non perché pretendessi una spiegazione capace di risolvere il mistero della sofferenza e della morte. Ci sono domande davanti alle quali dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che non possediamo tutte le risposte, é vero ma non dobbiamo lasciare confusione nel popolo di Dio: : non ti è dato sapere, non puoi comprendere e forse un giorno capirai.

Ma una frase mi ha toccato ancora più direttamente, perché riguardava anche il tipo di ministero che vivo: «Diffidate da chi predica che Dio guarisce tutti.»

Ho riflettuto molto su questa affermazione.

Comprendo che dietro queste parole possa esserci un’esperienza pastorale concreta. Comprendo anche il desiderio di proteggere le persone da predicazioni trionfalistiche nelle quali, se il miracolo non avviene, la colpa finisce inevitabilmente per ricadere sul malato: non avevi abbastanza fede, non hai pregato bene, c’è qualcosa che blocca la guarigione.

Questo sarebbe profondamente ingiusto.

E posso comprendere anche che ogni comunità maturi una propria sensibilità a partire dalla sua esperienza. Il problema nasce quando la propria esperienza diventa il metro con cui giudicare l’esperienza e il ministero degli altri.

Nel mondo cristiano pur vivendo bene il combattimento spirituale è sempre possibile cadere nella logica: «o con me o contro di me».

Posso comprenderne umanamente il meccanismo, ma non voglio condividerlo.

Cristo ci chiede qualcosa di più esigente: verità e carità insieme !

Non dobbiamo negare ciò che vediamo: non tutti coloro per i quali preghiamo vengono guariti fisicamente. Alcuni muoiono. Alcuni continuano a soffrire. Alcuni ricevono una guarigione progressiva, altri una guarigione interiore, altri ancora sembrano non ricevere ciò che abbiamo domandato.

Ma non possiamo neppure permettere che la nostra esperienza diventi più grande della Parola di Dio.

Ed è proprio qui che nasce per me la domanda:

Che cosa significa veramente affermare che Dio guarisce tutti?

2. Dio è Colui che guarisce

Nell’Antico Testamento Dio si presenta così:

«Io sono il Signore, colui che ti guarisce!» (Esodo 15,26)

E il Salmo proclama:

«Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità.» (Salmi 103,3)

Gesù rende visibile questa realtà:

«Gesù percorreva tutte le città e i villaggi […] guarendo ogni malattia e ogni infermità.» (Matteo 9,35)

La guarigione è quindi un segno della compassione divina e presenza del Regno di Dio. Nei Vangeli Gesù non incontra il malato dicendogli che deve semplicemente comprendere il mistero della propria sofferenza. Lo accoglie, lo tocca, lo rialza, lo libera, lo guarisce.

Per questo non voglio avere paura di annunciare un Dio che guarisce.


3. Siamo chiamati a pregare per i malati

Gesù manda i suoi discepoli ad annunciare il Regno e a guarire:

«Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.» (Matteo 10,8)

e ancora :

«Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.» (Luca 9,2)

Anche la Lettera di Giacomo invita la Chiesa a pregare per i malati:

«Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui […] E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà.» (Giacomo 5,14-15)

Perciò possiamo chiedere con fiducia una guarigione, un miracolo, credendo che Gesù è vivo e può guarire.

Non dobbiamo abbassare la nostra attesa perché alcune volte non abbiamo visto la guarigione o il miracolo.

Se cento volte ho pregato e non ho visto ciò che speravo, alla centunesima voglio ancora pregare credendo che Gesù possa guarire.


4. La nostra esperienza vede anche altro

Qui dobbiamo essere altrettanto sinceri.

La nostra esperienza ci dice che non tutte le persone per cui preghiamo vengono guarite fisicamente. E anche la Bibbia mostra persone di fede che rimangono malate. San Paolo scrive:

«Tròfimo l’ho lasciato ammalato a Mileto.» (2Timoteo 4,20)

A Timòteo parla delle sue:

«frequenti indisposizioni.» (1Timoteo 5,23)

E, davanti alla propria «spina nella carne», ci dice che per tre volte chiese che gli sia tolta (oggi potremmo chiamare questa un preghiera per implorare da Dio la guarigione) e alla terza volta riceve dal Signore questa risposta:

«Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.» (2Corinzi 12,9)

Dunque dobbiamo mantenere insieme due verità.

La prima: Dio guarisce e noi dobbiamo pregare aspettandoci la guarigione.

La seconda: non sempre vediamo la guarigione fisica che abbiamo chiesto, almeno nel modo e nel tempo in cui l’abbiamo domandata.

Negare la prima significa impoverire il Vangelo.

Negare la seconda significa negare la realtà.

La fede cristiana non ha bisogno di falsificare l’esperienza per difendere Dio.


5. La mancata guarigione non significa automaticamente mancanza di fede

Questo è essenziale. Non possiamo dire a una persona:

«Non sei guarita perché non hai avuto abbastanza fede.»

Una simile affermazione può aggiungere alla sofferenza fisica una terribile sofferenza spirituale.

Il malato non è soltanto malato: comincia anche a sentirsi colpevole di esserlo.

Possiamo invitare alla fede. Possiamo aiutare la persona ad affidarsi a Gesù. Possiamo pregare contro la paura, il risentimento, le ferite e tutto ciò che imprigiona interiormente.

Ma non possiamo trasformare la fede in una formula matematica: tanta fede uguale tanta guarigione.


6. Il Regno è già presente, ma non ancora compiuto

Qui troviamo una delle chiavi più importanti.

Il Regno di Dio è già presente, ma non è ancora pienamente compiuto.

Gesù è risorto. Lo Spirito Santo è stato effuso. Il Regno è già in mezzo a noi.

Per questo vediamo guarigioni, liberazioni, conversioni e trasformazioni che umanamente sembravano impossibili.

Ogni guarigione è come una finestra che si apre sul mondo futuro.

È un anticipo. È un segno. È come se, attraverso quel corpo guarito, il Regno futuro irrompesse per un momento nel nostro presente.

Eppure continuiamo a conoscere malattia, invecchiamento, sofferenza e morte.

Viviamo quindi nella tensione del «già e non ancora».


7. Allora posso dire: «Dio guarisce tutti»?

Personalmente, sì. Io credo che Dio guarisca tutti.

Ma dobbiamo capire bene ciò che stiamo affermando.

Non sto dicendo: «Ogni persona per cui pregheremo sarà guarita fisicamente prima di morire.»

L’esperienza stessa ci impedisce di dirlo. Sto dicendo qualcosa di più grande:

nessuna persona che appartiene a Cristo è destinata eternamente alla malattia, alla sofferenza, alla disabilità, al deterioramento o alla morte.

Dio non salva soltanto l’anima. Dio redime l’uomo intero, compreso il suo corpo.

E questa redenzione del corpo raggiungerà il suo compimento nella risurrezione.

Per questo, quando affermo che Dio guarisce tutti, non sto promettendo che tutti riceveranno oggi il miracolo che chiediamo.

Sto proclamando che la malattia non avrà l’ultima parola su nessuno di coloro che sono in Cristo.


8. E la morte? È una guarigione?

Qui bisogna essere teologicamente precisi.

La morte, in se stessa, non è una guarigione.

San Paolo la chiama:

«L’ultimo nemico a essere annientato.» (1Corinzi 15,26)

Il cristianesimo non glorifica la morte. Gesù stesso piange davanti alla tomba di Lazzaro. Ma Cristo ha compiuto qualcosa di straordinario: è entrato nella morte e l’ha sconfitta dall’interno. Per questo san Paolo può dire:

«Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.» (Filippesi 1,21)

La morte rimane un nemico, ma un nemico sconfitto.

Per chi muore in Cristo, essa diventa pasqua, cioé il passaggio verso la guarigione definitiva.

Ed è qui che possiamo comprendere finalmente in quale senso Dio guarisce tutti.


9. La guarigione definitiva è la risurrezione

Anche una persona miracolosamente guarita oggi, un giorno morirà.

Lazzaro è stato risuscitato da Gesù, ma successivamente è morto.

Perciò la guarigione fisica, per quanto straordinaria, non è ancora la vittoria definitiva.

La guarigione miracolosa prolunga la vita terrena. La risurrezione distrugge la morte.

La promessa finale della Scrittura è:

«E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno.» (Apocalisse 21,4)

Questa è la guarigione totale. Nessuna malattia. Nessun tumore. Nessuna paralisi. Nessun dolore. Nessun deterioramento. Nessuna morte. Un corpo risorto.

Questa non è una consolazione inventata per quando il miracolo non arriva.

È il centro stesso della fede cristiana.

Noi professiamo nel Credo:

«Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.»

10. Perciò continuerò a pregare aspettandomi la guarigione

Non voglio scegliere tra fede nel miracolo e abbandono a Dio. Voglio entrambe.

Davanti al malato continuerò a pregare: «Gesù, guariscilo!»

E lo dirò credendo veramente che possa accadere.

Non voglio pregare pensando ad un possibile sabotaggio mentale con spiegazione teologica che darò nel caso in cui non succeda nulla perché questa annuncia un volto di Dio non coerente al Vangelo.

Voglio chiedere.

Voglio bussare.

Voglio perseverare.

Voglio aspettarmi il Regno.

E contemporaneamente continuerò ad accompagnare il malato, a rispettare la medicina, a incoraggiare le cure e a rimanere accanto alla persona anche quando il miracolo che abbiamo chiesto non arriva.

Perché il malato non è un esperimento per verificare la nostra teologia della guarigione. È una persona da amare.


11. Verità e carità

Per questo credo che nel mondo carismatico dobbiamo stare attenti anche alle nostre contrapposizioni.

C’è chi ha visto molte guarigioni.

C’è chi ne ha viste poche.

C’è chi insiste maggiormente sul miracolo.

C’è chi insiste sull’accoglienza del mistero.

Possiamo confrontarci teologicamente. Possiamo anche non essere d’accordo.

Ma non abbiamo bisogno di trasformare queste differenze in schieramenti.

«Diffidate da quelli che dicono che Dio guarisce sempre » non può diventare il criterio con cui giudichiamo i ministeri degli altri. Un vero leader carismatico che lavora per l’unità non può parlare così !

Cristo ci chiede la verità nella carità.

E la verità ci obbliga a riconoscere sia i miracoli sia le persone che non abbiamo visto guarire.

La carità ci impedisce di giudicare automaticamente chi predica con grande fede la guarigione, così come ci impedisce di giudicare chi accompagna con discrezione qualcuno verso la morte e essendo cappellano dell’ospedale é quello che faccio tutti i giorni.

Forse abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Abbiamo bisogno di chi ci ricorda: «Aspettati il miracolo!»

E abbiamo bisogno di chi, quando il miracolo non arriva, rimane seduto accanto al letto del malato e continua a dirgli: «Cristo è qui. Non sei abbandonato.»


12. Allora, Dio guarisce tutti?

La mia risposta è: Sì, credo che Dio guarisca tutti.

Ma non dico che tutti saranno guariti fisicamente qui e ora.

Credo che dobbiamo chiedere la guarigione fisica con tutta la fede possibile.

Credo che Dio possa compiere miracoli anche quando umanamente non esiste più speranza.

Credo che non dobbiamo spiegare ogni mancata guarigione accusando qualcuno di non avere abbastanza fede.

E credo soprattutto che nessuna malattia avrà l’ultima parola sull’uomo redento da Cristo.

Perché la promessa cristiana non è semplicemente: «Non morirai.»

La promessa è infinitamente più potente:

«Risusciterai !»

Per questo posso pregare davanti a un malato: «Signore, guariscilo adesso.»

E posso continuare a crederlo fino alla fine.

Ma se quella persona attraverserà la morte, non dirò che Dio è stato sconfitto.

Perché la morte non è la guarigione, ma Cristo ha trasformato la morte nella porta verso la guarigione definitiva.

La guarigione che vediamo oggi è un segno.

La risurrezione sarà il compimento.

Dio guarisce. Dio salva. Dio libera.

E alla fine, quando «la morte non ci sarà più», comprenderemo pienamente ciò che oggi vediamo soltanto in parte.

Gesù Cristo è risorto. Questa è la nostra speranza. Questa è la nostra vittoria. E questa è la guarigione che nessuna morte potrà più portarci via.

2 commenti

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Pio Donnarumma
Pio Donnarumma
22 minuti fa
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Mi piace molto, leggendo ho avvertito pace e la verità profonda dell'Amore di Dio che guarisce sempre, alle volte in modo diverso da quanto abbiamo chiesto.

.

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Amen

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