Il quarto giorno: quando Dio entra nell’impossibile
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Mi sembra che i tempi che viviamo assomiglino molto al capitolo 11 del Vangelo di Giovanni, quando Gesù risuscita Lazzaro. È il momento in cui tutto sembra perduto, quando la situazione sembra arrivata al punto di non ritorno. Ma proprio lì Dio prepara la sua gloria. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo una scena sorprendente.
A Gesù arriva una notizia urgente: il suo amico Lazzaro è gravemente malato. Le sorelle Marta e Maria mandano a dirgli:
«Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3).
Ci aspetteremmo che Gesù parta immediatamente per guarirlo. Invece accade qualcosa di sconcertante. Il Vangelo dice:
«Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava» (Gv 11,6).
Gesù non corre. Non si affretta. Non interviene subito. Quando finalmente arriva a Betania, Marta gli dice con il cuore spezzato:
«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,21).
E il Vangelo aggiunge un dettaglio decisivo:
«Gesù trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro» (Gv 11,17).
Perché quattro giorni?
Il quarto giorno: il punto di non ritorno
Nel mondo ebraico antico esisteva una convinzione diffusa: si pensava che nei primi giorni dopo la morte ci potesse ancora essere qualche speranza. Alcuni scritti rabbinici parlano dell’anima che rimane vicino al corpo per un certo tempo. Ma al quarto giorno la morte era considerata assolutamente definitiva. Il corpo iniziava a decomporsi e non c’era più nessuna speranza. Quando Gesù ordina di togliere la pietra, Marta protesta:
«Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni» (Gv 11,39).
È il linguaggio della disperazione.
È il momento in cui tutto sembra essere veramente finito.
Ma ... Gesù non è arrivato in ritardo
Dal punto di vista umano sembra che Gesù sia arrivato troppo tardi. Ma il Vangelo rivela che non è un ritardo: è una scelta soprannaturale. All’inizio del racconto Gesù aveva detto:
«Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio» (Gv 11,4).
Gesù lascia che la situazione arrivi fino al punto in cui non esiste più nessuna spiegazione umana. Se avesse guarito Lazzaro quando era malato, molti avrebbero detto: “È un bravo guaritore”. Se lo avesse risuscitato subito dopo la morte, qualcuno avrebbe potuto dubitare. Ma quattro giorni nella tomba non lasciano spazio a equivoci. Allora Gesù grida con autorità e voce potente:
«Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11,43).
E il morto esce dal sepolcro. Non quasi morto. Non in coma. Morto da quattro giorni.
Il segno che rivela chi è Gesù
Prima di compiere il miracolo, Gesù dice a Marta una delle frasi più grandi del Vangelo:
«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25).
Il miracolo di Lazzaro non è solo un gesto di compassione.
È una rivelazione: Gesù è il Signore della vita e della morte.
Questo segno è così potente che subito dopo i capi religiosi decidono di ucciderlo (Gv 11,53). La risurrezione di Lazzaro diventa l’inizio del cammino verso la croce.
Quando Dio sembra arrivare in ritardo
Questa pagina del Vangelo parla anche alla nostra vita.
Quante volte ci sembra che Dio arrivi in ritardo?
Preghiamo per la nostra famiglia. Preghiamo per la salute. Preghiamo per una situazione che sembra senza soluzione.
E intanto la situazione peggiora. La speranza diminuisce. La pietra sembra chiusa. A volte sembra di essere arrivati al “quarto giorno”. Ma proprio lì Gesù dice:
«Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40).
Dio non agisce sempre quando lo chiediamo.
Ma agisce quando la sua gloria soprannaturale può manifestarsi pienamente.
Il giorno dell’impossibile
Il quarto giorno è il giorno in cui l’uomo non può più fare nulla.
Ed è proprio lì che Dio entra. Quando tutte le soluzioni umane sono finite. Quando la speranza sembra morta. Quando la situazione “puzza già”. Allora la voce di Cristo risuona: «Togliete la pietra.»
Il quarto giorno non è la fine della storia.
È il momento in cui Dio dimostra che la morte non ha l’ultima parola.
Perché con Cristo anche la tomba può diventare il luogo soprannaturale della risurrezione.

